Letteratura
MEDICHESSE: LA VOCAZIONE FEMMINILE ALLA CURA
L’indiscreto, 27 giugno 2022
La medichessa ha assunto attraverso i secoli identità e volti diversi: maga, sacerdotessa guaritrice, ostetrica, erborista, monaca, alchimista, compilatrice di ricettari. Sempre contrapposta alla scienza degli uomini, depositari della cultura dei libri e delle accademie, la pratica femminile si caratterizzava per l’approccio empirico e l’espressione di conoscenze antiche e tramandate, dove accanto alle applicazioni di una medicina lecita coesistevano saperi più oscuri, quelli delle consuetudini proibite della contraccezione e dell’aborto, legate alla magia degli incantamenti amorosi e della fertilità.
PATRIZIA CAVALLI HA FATTO CONVIVERE NEI SUOI VERSI RAGIONE E TENEREZZA, È PER QUESTO CHE LA AMIAMO
The Vision, 22 giugno 2022
Cavalli è stata tra le voci poetiche del Novecento a dare spazio in poesia al quotidiano, al prosastico, alle piccole cose significanti, quelle piccole epifanie che lentamente emergono dai gesti comuni e arricchiscono di senso la parabola della nostra vita, che sempre sono e sempre si ripeteranno, sempre uguali a se stesse, ma sempre uniche di una loro specificità, sancita da un luogo, da un tempo, da una disposizione del nostro sentire il mondo, quasi come sonnambuli o medium, anche quando vorremmo annullare la soggettività del nostro sguardo, forse per trovare pace. “Pigre divinità e pigra sorte / cosa non faccio per incoraggiarvi, / quante occasioni con fatica vi offro / solo perché possiate rivelarvi! / a voi mi espongo e faccio vuoto il campo / e non per me, non è nel mio interesse, / solo per farvi esistere mi rendo / facile visibile bersaglio”.
LA VERITÀ SU TUTTO DI VANNI SANTONI
Il Tascabile, 11 aprile 2022
Ai tempi della società-più-che-liquida, della crisi ambientale e della post-verità, la dottoranda in Sociologia Cleopatra Mancini non si accontenta di niente di meno che di un vero onnicomprensivo, che una volta trovato sia totale, abbracci un orizzonte ampio come quello di una vera e propria visione. In questo romanzo ibrido di formazione, le filosofie a cui si rifà Cleo in sanscrito sono definite darśana, ovvero processi di osservazione che puntano – e dovrebbero portare – al raggiungimento della corrispondenza tra ciò che viene detto della cosa e la cosa in sé. La verità, in questo contesto, si manifesta con il sapere (in greco oīda), che appare come coronamento dell’azione del vedere (in greco, dalla stessa radice, eídō), dello scrutare, ed è quindi per forza di cose su tutto, calando sul mondo percepito come un velo e sostituendo māyā, l’illusione. Eppure Cleo, come nella migliore tradizione zen, non ci rivela mai quale sia questa verità che raggiunge, resta sempre vaga, reticente, anche se, una volta illuminata, racconta a una misteriosa intervistatrice la sua storia in risposta a una domanda che non ci è dato sapere.
LEGGERE AUTORI RUSSI, COME LA POETA ANNA ACHMÀTOVA, NON RAFFORZA PUTIN MA AIUTA A CRITICARLO
The Vision, 15 marzo 2022
Nata a Odessa, la poeta Anna Achmàtova è stata una delle più grandi intellettuali in lingua russa del Novecento. La sua voce poetica porta su di sé i segni lasciati sul popolo russo – e poi sovietico – e sulla sua intelligencija, dalla rivoluzione bolscevica prima e dallo stalinismo poi. Rileggerla oggi, insieme a molti altri grandi intellettuali e artisti russi, non significa rafforzare il regime, ma sviluppare un pensiero critico nei confronti di una realtà oppressiva.
ASSEDIO E SAUDADE: “LE ANIME ELEMENTARI” DI SIMONE BIUNDO
La Balena Bianca, 7 luglio 2021
La voce di Simone Biundo nella sua opera d’esordio Le anime elementari (Interno Poesia, 2020) ricorda quella di un bambino che la morale di paese definirebbe cattivo, impunito. Non a caso uno dei libri con cui in qualche modo dialoga la raccolta, come si legge nella nota finale, è proprio Pinocchio; ma tutte le citazioni usate come epigrafi alle varie sezioni del libro contribuiscono al riverbero. La raccolta è piuttosto eterogenea, sembra un coro di più voci ed età – anche solo immaginate e presagite – che emergono dal bardo, ma a percorrerla in tutta la sua estensione resta lo sguardo di certi bambini cresciuti in campagna, orrendamente autentici, fino a risultare dispettosi, come la voce di ogni verità che ci colpisce. È uno sguardo che ricorda quello che Luigi Meneghello, in Libera nos a Malo, riservava alla natura, secco e infantile.
I “SESSANTA RACCONTI” DI DINO BUZZATI SONO LE PIÙ BELLE METAFORE DELLA NOSTRA VITA INTERIORE
The Vision, 5 agosto 2020
Ci sono momenti, nel corso della vita, in cui le nostre capacità di ascolto e di attenzione diventano più acute, la realtà che ci circonda diventa all’improvviso più presente e ci parla senza dire niente. Ci suggerisce qualcosa, è come se tutti i nostri sensi diventassero più ricettivi, in grado di sentire. Più che un mutamento della nostra percezione questi sembrano essere proprio cambiamenti della realtà, come se finalmente le cose avessero deciso di rivelarsi, anche se tutto resta identico a ciò che era. Ciascuno dei Sessanta racconti di Buzzati – raccolta che nel 1958 vinse il Premio Strega – evoca uno di questi momenti in cui tutto è normale e niente lo è.
LA GENIALITÀ IN LETTERATURA NON È UNA QUESTIONE DI GENERE. TRANNE PER I PREMI LETTERARI
The Vision, 11 novembre 2019
Ogni anno tra i lettori forti, gli addetti ai lavori e gli scrittori velleitari, si assiste a due momenti di improvviso fermento che danno una scossa sia a chi lavora dietro le quinte ed è sempre più frustrato, sia a chi spera prima o poi di entrare in quell’élite letteraria a cui mette compulsivamente like sui social. Questi due momenti precedono il premio Strega e ovviamente il Nobel per la letteratura. Tutti entrano in fibrillazione, si creano schieramenti, ho visto amicizie interrompersi a causa di commenti forzatamente sagaci rispetto al valore artistico di Murakami.
LUCIA BERLIN, LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI
minima&moralia
Ho iniziato a leggere i racconti di Lucia Berlin, A Manual for Cleaning Women, in agosto, in esilio dalla civiltà sulla riviera romagnola, quando per una serie di ragioni non riuscivo né a mangiare o dormire, figuriamoci deglutire le pillole d’integratori con cui speravo di emanciparmi dal cibo e ricrearmi una vita ai lidi che fosse simile a quella nello spazio. Diciamo che a me hanno reso le notti più sopportabili, semplicemente perché mi hanno fatto dimenticare chi ero, nonostante Whatsapp, l’infinite-scroll e i vari deficit d’attenzione.
VITE MINUSCOLE, PIERRE MICHON (ADELPHI, 2016)
Rivista Studio, "I libri del mese"
La prima volta che ho visto Vite minuscole era su Instagram, poi su Facebook, poi su Instagram, Instagram, ancora Instagram, Facebook… e a me è passata la voglia di comprarlo, anche se sentivo che era evidentemente un libro per me e per tutti quelli che sono cresciuti col mito dei vinti, da Tonio Kröger contro i Blauäugigen a Hans Schnier, passando per Il soccombente. Poi ho ceduto.
POESIA. PIERLUIGI CAPPELLO DIALOGA CON ELIA MALAGÒ
Festivaletteratura Mantova, 9 settembre 2012
Molte parole, in friulano e in russo, hanno una doppia valenza e accolgono una perfetta corrispondenza tra la natura e l’ideologia. “Salustri”, ad esempio, designa lo squarcio di azzurro tra due rovesci, «come se il cielo trattenesse il respiro per incassare meglio la tempesta futura», ma anche l’ultimo lampo di lucidità che ha un agonizzante prima della morte. Le lingue sono luoghi e questo tipo di bilinguismo consente di avere una pronuncia di se stessi e degli altri più ampia; il friulano è la lingua del mondo interiore che si esprime, l’italiano le va in soccorso dove non può arrivare. «Come i semi dei fiori importati, ho sognato di raggiungere i miei morti».
POESIA. CRISTINA ALZIATI DIALOGA CON NELLA ROVERI
Festivaletteratura Mantova, 6 settembre 2012
Cresciuta nel proprio grembo, la poesia di Alziati è una poesia stratificata, fino al momento in cui l’esprimersi diventa necessario, è una poesia portata a compimento, partorita, non vissuta come atto volontaristico: non azione, ma gesto. Poesia che si riversa all'esterno come un’esondazione, premendo il senso a estrudersi in parola, creando e superando progressive e trasparenti recinzioni. [...] La non-appartenenza è un altro tema ricorrente: «Tu stai proprio all'inizio, io in quelli tutti attorno». E dalla “Terza lettera ad Antigone”: «Non fosse per i vestiti - per gli stracci - / diremmo che è uno del gruppo, fra quelli / ridenti, uno vivo».