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HILDA HILST

Nuovi Argomenti, 6 marzo 2021

Dieci invocazioni all’amico

Se ti sembro oscura e imperfetta
guardami di nuovo. Perché stanotte
mi son guardata anch’io, come mi guardassi tu.
Ed era come se l’acqua
volesse
scappare da quella sua casa che è il fiume,
scivolando appena, senza nemmeno toccarne la sponda.
Ti ho guardato. E da tanto
capisco d’esser terra. Da tanto tempo
aspetto
che il tuo corpo d’acqua più fraterno
si distenda sul mio. Pastore e navigante,
guardami di nuovo. Con meno arroganza.
Più attento.

Quella

L’afflizione di esser me e non un’altra.
L’afflizione di non essere, amore, quella
che molte figlie ti ha dato, hai sposato fanciulla
e di notte si prepara e si indovina
oggetto d’amore, attenta e bella.
L’afflizione di non essere la grande isola
che ti trattiene e non ti tormenta.
(La notte come una fiera si avvicina)
L’afflizione di esser acqua tra la terra
e avere il volto travagliato e mobile.
E al tempo stesso multipla e immobile
non sapere se si assenta o se ti aspetta.
L’afflizione di amarti, se ti commuove.
Ed essendo acqua, amore, desiderare d’esser terra.

Passeggiata

Di un esilio passato tra la montagna e l’isola
vedendo il non esser della roccia e l’estensione della spiaggia.
Di un continuo aspettare di navi e chiglie
rivedendo la morte e la nascita di qualche onda.
Di toccare così le cose, accurata e lenta,
e nemmeno nel dolore arrivare a comprenderle.
Di sapere il cavallo sulla montagna. E reclusa
tradurre la dimensione aerea del suo fianco.
Di amare come chi muore o che si è fatto poeta
e capire così poco il tuo corpo sotto la pietra.
E di aver visto un giorno una bambina vecchia
che cantava una canzone, senza più speranza,
è che non so di me. Corpo di terra.

Amavisse

Come se ti perdessi, così ti voglio.
Come non ti vedessi (fave d’oro
sotto un sole giallo) così ti riscopro brusco
inamovibile, e ti respiro intero

un arcobaleno d’aria in acque fonde.

Come se mi permettessi qualsiasi cosa,
mi fotografo in cancelli di ferro
ocra, alti, diluita e minima io stessa
nel dissolversi di ogni addio.

Come se ti perdessi sui treni, nelle stazioni
o aggirando uno specchio d’acqua
che allontana gli uccelli, così ti sommo a me:
inondata di brame e di reti.

Poesie agli uomini del nostro tempo

Mentre io scrivo il verso, tu di certo vivi.
Lavori la tua ricchezza, e io lavoro il sangue.
Dirai che il sangue esiste o non avresti il tuo oro
e il poeta ti dice: compra il tuo tempo.
Contempla il tuo vivere che corre, ascolta
il tuo oro all’interno. È altro il giallo di cui ti parlo.
Mentre scrivo il verso, tu che non mi leggi
sorridi, se di quel mio stesso verso ardente ti parla qualcuno.
L’esser poeta ti sembra un ornamento, dissimuli:
“Il mio tempo prezioso non può essere sprecato coi poeti”.
Fratello del più intimo momento: quando muoio
muore anche qualcosa di infinito. È difficile da dire:
MUORE L’AMORE DI UN POETA.
E questo è così tanto, che il tuo oro non compra,
e così raro, che il più piccolo pezzo, talmente vasto
non sta nel mio canto.

Tentami di nuovo

E perché mai vorresti la mia anima
nel tuo letto?
Ho detto parole liquide, deliziose, aspre
oscene, perché così ci piaceva.
Ma non ho simulato godere piacere lascivia,
né omesso che l’anima vada ben oltre, cercando
l’Altro. E ti ripeto: perché mai
vorresti la mia anima nel tuo letto?
Giubila al ricordo di coiti e conferme.
O tentami di nuovo. Obbligami.


Opera di Gisèle Celan-Lestrange

Opera di Gisèle Celan-Lestrange

PAUL CELAN

Suite italiana, 20 maggio 2020

Dalla scogliera

Leggero vuoi essere, un nuotatore
nel buio, nel mare ubriaco:
e dagli allora da bere quel goccio,
in cui ti specchiasti di notte,
il vino del tuo cuore nell’occhio.

Più scuro ora il mare, fiacco:
più scuoro e pesante – pietra!
Pesante vuoi essere anche tu e rotolare,
nell’occhio ciò che di pietra si è fatto, il vino.


PAUL CELAN

Interno Poesia, 27 maggio 2020

L’altro

Più profonde ferite che a me
abbatté su di te il silenzio,
più grandi stelle
ti avvolgono nella loro regnatela di sguardi,
più bianca cenere
pesa sulla parola, a cui hai creduto.

(10 dicembre 1952)


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FRANK O’HARA

Interno Poesia, 29 ottobre 2019

Sul compleanno di Rachmaninoff

Blu le finestre, blu i tetti,
e blu la luce della pioggia,
queste frasi di Rachmaninoff legate
scrosciano nelle mie enormi orecchie
e cadono le lacrime sulla mia cecità

perché senza di lui non suono,
soprattutto il pomeriggio
nel giorno del suo compleanno.
Che fortuna, saresti stato
mio maestro e io tuo unico
allievo

e avrei suonato sempre e ancora.
I segreti di Liszt e Scriabin
sussurrati oltre la tastiera
nei pomeriggi grigi! crescono
ancora nel mio cuore in tempesta.

Solo i miei occhi
sarebbero stati tristi mentre suonavo
e tu mi picchiettavi le nocche,
padre più caro fra i russi,
sistemandomi le dita con tenerezza
sui tuoi occhi freddi e stanchi.


Hollywood, Silicon Valley e noi, Paul Vacca

Volta

“Quale può essere il posto dell’Europa rispetto a questi due modelli egemoni? Da una parte deve affrontare l’artiglieria pesante del blockbuster made in Hollywood e dall’altra la macchina da guerra di internet con i protagonisti della Silicon Valley: l’Europa deve confrontarsi non solo con uno, ma addirittura due Golia. Che cosa possiamo fare?” se lo chiede Paul Vacca nel paper numero 6 di Volta “Hollywood, Silicon Valley e noi. Che posto ha l’Europa nella nuova geopolitica dell’entertinment” presentato a Roma lo scorso 23 novembre 2016.


“The Dream (Rose)”, da Zebra Skin di James R.B. Anderson

James Roy Blair Anderson vive a Londra. I suoi testi sono usciti su Prada Journal 2013 e sono stati citati dal Guardian, i-D, Dazed & Confused, and Boys By Girls. Anderson ha auto-pubblicato il suo primo libro nel 2012 e ha poi fondato nel 2013 JRBA, con l’intento di distribuire indipendentemente libri fatti a mano, diffondere varie discipline artistiche in dialogo tra loro e organizzare performance. Attraverso JRBA, Anderson ha pubblicato quattro libri, collaborando con una folta rosa di artisti.