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A letto non si pensa al futuro

Pendragon Edizioni (maggio, 2017)

Coppie intermittenti, famiglie implose, amicizie finite nel silenzio. E i traumi della vita – crescita, sesso, morte, marginalità, separazione, abbandono – che si concretizzano e insieme si astraggono in animali domestici e araldici, o in oggetti quotidiani da pop art: biciclette, tazze, coperte, gelati... A un’occhiata superficiale, i diciotto racconti di A letto non si pensa al futuro potrebbero sembrare un grumo di satelliti avvolti dalla ormai vasta galassia narrativa carveriana. Eppure, a leggere meglio, si vede subito che qui l’ottimo mestiere da short story anglosassone è incrinato al fondo dallo sguardo dell’autrice. È lo sguardo che con rarefatta crudeltà annulla i contorni dei paesaggi internazionali e provinciali, lasciando sfumare le une nelle altre le metropoli scintillanti, le campagne abbandonate e le dozzinali periferie padane; lo sguardo che ci descrive con millimetrica esattezza ogni superficie, ogni lineamento e gesto, ma al tempo stesso li annega tutti in un elemento primario equoreo e virtuale. Questa raccolta somiglia a un libro di metamorfosi: quelle delle Salmaci e degli Ermafroditi del Ventunesimo secolo, che non trovano posto in “nulla nessuno in nessun luogo mai”, e che più inseguono la materia, la fisicità e le membra, più stringono tra le mani gli spettri di un’apatia in apparenza irreversibili. A letto non si pensa al futuro ci offre il ritratto nitido quanto doloroso di un mondo dove l’infanzia sa già inutilmente tutto, la maturità non sa più utilmente niente, e i due stati convivono, in una sola casa o in un solo corpo, senza poter comunicare.

–– dalla quarta di copertina di Matteo Marchesini


Estratti

 
 

 

Rassegna stampa

 

Excerpts

 
Foto di Francesca Iovene

Foto di Francesca Iovene

“He and I”

Inutile, from A letto non si pensa al futuro (Edizioni Pendragon, 2017)

I’m standing up, fully dressed, in front of a mirror. My zipper is undone and I’m staring at space. He crawled out without drawing any attention. I don’t know why but I never realized it before. I understood how interested I am in him just yesterday. I systematically ignored him, as he was not there or, worse, as he did not belong to me. However, he was always there, the most natural and forgotten thing in the world.

 
 
Loano, luglio 2014

Loano, luglio 2014

“Places Where Spring Happens”

Inutile, from A letto non si pensa al futuro (Edizioni Pendragon, 2017)

No, this is not Harlem. You like spending time on Google Maps, looking at things on the side of the streets. Once, taking big mouse steps along via Casilina, you thought you had seen a bundle on the left. You had already moved two clicks away when you went back to look for it. Apparently it was just a bush. But you still thought it could be a bundle, there, on the side of the street, near the traffic island of the Casilina. And you kept thinking about it until you had to go back and check. You knew it made no sense – who knows when those pictures where taken – but something inside you told you to get out and go to that place to check. You used that exact word: check.


Racconti inediti

CLORO

20 aprile 2020

Eccetera Magazine

Alice quel giorno era arrivata di corsa, sudata, in ritardo, ma erano stati tutti gentili con lei. Nessuno l’aveva guardata con il giudizio che di solito vedeva affiorare rispetto all’adeguatezza delle madri. L’avevano semplicemente accolta, e il senso di pericolo che le stringeva lo stomaco dall’inizio della giornata si era disinnescato. Alice puntava ad essere una madre sufficientemente buona, come suggerivano i manuali, ma per la maggior parte del tempo non si sentiva abbastanza. Da quando era nata Ada, cinque mesi prima, ad Alice sembrava di essere inseguita da qualcosa che non riusciva a identificare. Proprio quel giorno era tornata in ufficio dopo il congedo di maternità e le sembrava di essere in ritardo su tutto. Anzi, lo era. La hall della piscina, infatti, era deserta, i bambini e i genitori erano già tutti dentro.


Autofiction

 
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“A intermittenza”

Abbiamo le prove

– Sto male. – Cos’hai fatto? – Niente. – Invece non riesco a respirare da qualche giorno. Ho male alla schiena, nella parte superiore del tronco. Tra le scapole, sotto le scapole, in mezzo alle scapole. Nello scenario più apocalittico penso siano i polmoni, ma poi penso anche che il cancro ai polmoni non fa male, inizi a sentirlo quando è già troppo tardi. Quindi, forse, ormai è troppo tardi. 

 
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“Lenzuola”

Abbiamo le prove

Tiro su la gonna. Da piccola non ho mai imparato, anche se teoricamente è più facile. Continuo a tirarla giù, come si fa coi pantaloni. Un lunghissimo capello mi è rimasto attaccato alle grandi labbra, fluttua appeso nel vuoto. Vorrei tirarlo via, ma mi cadrebbe la gonna sul pavimento bagnato. Allora lo guardo mentre oscilla traslucido, colpito dal primo getto di urina, e torno a letto.